Mercoledì – 27.a Tempo Ordinario

Meditazione sul Vangelo di Lc 11,1-4

Sia fatta la sua volontà…di misericordia.

Nel vangelo, i discepoli, impressionati dal modo di pregare del Maestro, Gli chiedono di insegnar loro a pregare allo stesso modo. Gesù insegna a rivolgersi al Padre come figli con la preghiera del Padre Nostro, detta la preghiera “domenicale”, per ché ci è stata insegnata dal Signore (“Dominus”).

I discepoli rivolgono a Gesù la loro richiesta: «Signore, insegna ci a pregare!». Quanto è grande il nostro  bisogno di pregare, e quanto ci sentiamo rassicurati, quando lo facciamo! Gesù mostra ai suoi discepoli come devono pregare: «Padre nostro… sia santificato il tuo nome… sia fatta la tua volontà». L’atteggiamento di Giona è l’esatto contrario di questa invocazione. Il profeta se la prende con il Signore perché la “sua” profezia non si realizzerà. «So che sei un Dio misericordioso… e che ti lasci impietosire». È questo che va contro il suo modo di vedere: avrebbe voluto che la profezia si compisse, perché ne andava «della sua reputazione di profeta, al punto che, nonostante la sua missione sia stata un successo agli occhi di Dio, lui ora vorrebbe morire. Giona non capisce che Dio lo aveva scelto e inviato non per annunciare disgrazie, ma proprio per ottenere la conversione di quel popolo peccatore: il profeta è semplicemente uno strumento della misericordia del Signore, e la sua missione è compiere la volontà di Dio, che «non vuole che il popolo perisca, ma che si converta e viva». In un altro brano, Gesù stesso ci parla della gioia che produce in Cielo la conversione anche di un solo peccatore pentito. Forse non ce ne accorgiamo, ma spesso capita anche a noi di desiderare che il Signore non si manifesti così, come un Dio di compassione, di perdono, che si batte per la conversione degli uomini. Dio, però, da buon pedagogo, dà una bella lezione a Giona con l’episodio della pianta di ricino. Dio è un vero padre che ha cura dei suoi figlioli. Ripetiamo più volte le prime invocazioni del “Padre nostro”, soprattutto «sia fatta la tua volontà», affinché siamo sempre disposti ad accettarla con gioia, malgrado talvolta ci costi tanto. In quei momenti ripetiamo con Gesù: «non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Così impariamo a partecipare al sacrificio di Cristo. E se accettiamo e compiamo la sua volontà, tutto il resto viene di conseguenza: il dono del pane quotidiano, la remissione dei “debiti”, la vittoria sulla tentazione e la liberazione dal male.