Mercoledì – 29.a Tempo Ordinario

Meditazione sul Vangelo di Lc 12,39-48

Amministratore di beni non nostri.

Nel Vangelo di oggi ci viene descritto, con la medesima immagine di ieri, in caso contrario a quello della fedeltà, in cui il Signore lodava i servi che aspettano il padrone che deve tornare. Oggi ci dobbiamo soffermare sul caso opposto: quello di un servo che il padrone ha messo a capo, sempre durante una sua assenza, di tutti i suoi beni. Purtroppo questo servo non si comporta diligentemente e comincia a spadroneggiare su persone e cose. Anche in questo caso, il padrone arriverà all’improvviso e giudicherà i servi chiamati ad attendere con attenzione il suo ritorno.

Non tutti i servi stanno sullo stesso piano, o allo stesso livello: si distinguono non solo per le loro capacità, ma anche per l’autorità che il padrone ha loro conferito. San Pietro chiede al Signore se le parole che sta dicendo a riguardo della fedeltà dei servi riguardano solo i discepoli o tutti. È chiaro che riguardano tutti, ma i discepoli sono chiamati a rispondere in maniera maggiore, perché hanno ricevuto molto di più. Anche all’interno del gruppo di coloro che stanno più vicino a Gesù c’è una gerarchia di responsabilità, secondo la volontà del Signore. Gesù perciò applica la parabola dei servi al caso di un servo particolarmente fidato al quale il padrone ha dato l’autorità di amministrare i suoi beni in sua assenza. Egli, è ovvio, dovrà rispondere direttamente al padrone della sua amministrazione e ne è più responsabile di chiunque altro nella casa. Non è il padrone, ma ne condivide parzialmente l’autorità ed il potere. E questo è anche il motivo per cui la tentazione è per lui più forte. Egli «può» più degli altri servi: ha maggiore libertà di azione e decisione. Proprio per questo, cade. A lui era stato affidato di più, a lui era stata data più fiducia ed egli conosceva meglio degli altri gli ordini del padrone: riceverà pertanto una punizione più grave per la sua infedeltà. Egli ha agito male dal momento in cui ha pensato: «Il padrone tarda a venire». Quando distogliamo lo sguardo da Cristo che viene, cominciano i guai nella nostra vita spirituale: ci riteniamo autosufficienti e non siamo più disposti ad obbedire, a rinunciare e a sacrificarci per la volontà di Dio. Solo la preghiera continua ci può conservare nella consapevolezza che il Signore viene.