Sabato – 33.a Tempo Ordinario

Meditazione sul Vangelo di Lc 20,27-40

L’uomo mortale e il Dio vivente.

L’uomo mortale e il Dio vivente.

Sul finire dell’anno liturgico la Chiesa pone davanti ai nostri occhi di forte contrasto: da una parte, l’uomo, anche il più potente del mondo come Antioco IV Epifane, che non può sottrarsi alla morte; dall’altra parte, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, il “Dio dei vivi”, l’eterno vivente. Soltanto il Dio vivente può ridare la vita agli uomini dopo la morte, non quella della terra che è peritura, ma la sua vita immortale. Questo insegnamento di Gesù ci riempie di conforto e di consolazione.

Non poche volte l’uomo cede alla tentazione di credersi “un dio sulla terra” a motivo della sua grandezza e del suo potere sul creato. Fa tutto quello che vuole e nessuno è capace di opporsi alla sua volontà. E’ il caso del re Antioco (175 -164 a.C.), che compì varie conquiste sia verso il sud della Siria (Giudea, Egitto), che verso est (Satrapie persiane). Sappiamo che la storia è mutevole e va incontro a cambiamenti imprevedibili. Le conquiste di Antioco in Egitto furono vanificate dall’intervento romano nell’area. In Giudea, i Maccabei sconfissero il generale Lisia e l’esercito dell’impero seleucida. In Persia, gli abitanti di Elimaide risposero coraggiosamente all’assedio della città e Antioco “dovette ritirarsi con grande tristezza e tornare in Babilonia». Tutte queste sconfitte provocarono nel re una terribile depressione che lo portò alla morte: «Ed ecco muoio nella più nera tristezza in paese straniero». Chi si fa dio, come Antioco, muore nella disgrazia come un pover’uomo qualsiasi. Di fronte alle vicende così mutevoli della vita umana e della storia, ecco l’Immutabile, il Dio vivente. I sadducei non hanno idee chiare sull’aldilà, che immaginano simile alla vita in questo mondo. Anche nell’eternità si sposeranno, vigeranno le leggi che regolano la Vita umana sulla terra… Gesù fa capire loro che i rivolgimenti di questo mondo non hanno posto nell’aldilà, che la vita nel mondo futuro sarà diversa da quella di questa terra. Lì l’uomo partecipa della stessa vita di Dio e, quindi, è immutabile e immortale come Dio stesso. «Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti hanno la vita mediante Lui». E un’occasione preziosa perché anche noi riflettiamo sull’aldilà e mettiamo a confronto con il Vangelo il nostro modo di intendere l’aldilà e la vita eterna, per illuminare questa vita terrena e, se necessario, anche per cambiarla. Luce nel nostro cammino sono i santi, specialmente i martiri nel supplizio e nella gloria.