Venerdì – 33.a Tempo Ordinario

Meditazione sul Vangelo di Lc 19,45-48

Il tempio, luogo di preghiera.

Dopo le parole di lamento pronunciate dal Monte degli Ulivi mentre guardava la città e il tempio, ecco Gesù arrivare al Tempio con i suoi discepoli e con il popolo. Vedendo al suo interno i venditori di animali per il sacrificio, fu preso dallo zelo per la casa di Dio e dall’indignazione per la profanazione del luogo santo. E cominciò a scacciare i venditori per aver fatto della “casa di preghiera una spelonca di ladri”.

Gesù ha fatto l’ingresso nel tempio di Gerusalemme come messia davidico. Come tale, è Signore e Re d’Israele, e Gerusalemme con il tempio è la sua capitale. Il tempio è la casa di Dio, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, il Dio di Davide, il Padre di Gesù, Signore del cielo e della terra. Da casa di Dio era però diventata casa di Mammona. Il tempio, casa di Dio, è anche casa di preghiera per Israele. Da luogo di preghiera era diventata un mercato, un centro di proficui guadagni per le autorità sacerdotali, una “spelonca di ladri”. Poteva Gesù restare indifferente di fronte a questo scempio? Certamente no, anzi, ha fatto capire che non soltanto il santuario ma l’intera zona del tempio, alla quale avevano acceso anche i pagani, era luogo di preghiera per tutte le genti. Le autorità del tempio si sono sentite chiamate in causa. Hanno intuito che erano in pericolo la loro autorità e i loro lauti guadagni. Hanno deciso di farlo prendere e di farlo perire. Il loro modo di ragionare e la loro decisione sono stati frenati, almeno per il momento, dal popolo che pendeva dalle sue parole”. L’ombra della croce comincia a stendersi sopra Gesù quale presagio degli eventi che si svolgeranno tra qualche giorno. Gesù, consapevole della sua sorte, non ha paura e continua a comunicare al popolo il temere il suo messaggio di verità. Come Gesù, nemmeno noi dobbiamo temere di difendere e di dire la verità della nostra fede cristiana.