Meditazione sul Vangelo di Mt 23,13-22

Lunedì – 21.a Tempo Ordinario

Guai a voi, guide cieche.

Solo al prezzo di una vigile e impietosa autocritica la religione non diviene pericolosa. Per sé e intorno a sé. L’appartenenza religiosa e l’osservanza religiosa favoriscono infatti una sorta di modificazione delle dimensioni e di alterazione delle proporzioni; diventa importante ciò che non lo è, perde valore ciò che invece è prezioso. Non dipende dalla buona volontà individuale soltanto. è una cecità collettiva che può fare della religione una prigione.  L’ipocrisia diviene l’altra faccia della religione. Soprattutto, alcuni si arrogano il diritto di catturare Dio in una norma piuttosto che in un’altra, di stabilire ciò che è obbligante di fronte a Lui e ciò che non lo è. Credono di potersi ergere a guardiani di Dio. E non capiscono che lo rendono inaccessibile. Agli altri, ma anche a se stessi. Gesù non ha chiuso il regno dei cieli davanti agli uomini. Venuto per i malati e non per i sani, ha spalancato le porte del regno perché vi potessero entrare tutti. Pubblicani e peccatori. Non è stato messo a morte dai lontani, dai pagani, dai miscredenti. È stato messo a morte da quelli che credevano che la religione fosse fatta per chiudere le porte e non per aprirle, per escludere e non per includere. Nessuno, mai, darebbe fiducia a guide cieche. Invece, in ogni tempo, i profeti sono messi a morte dalla supponenza e dall’arroganza religiosa, che riescono sempre a conquistare schiere di adepti. E sconcerta e atterrisce che, mai, queste guide cieche siano capaci di sospettare che il “guai” di Gesù possa essere rivolto proprio a loro.