Meditazione sul Vangelo di Lc 15,1-32

Domenica – 24.a Tempo Ordinario

C’è gioia in cielo per un peccatore convertito.

Gesù non si difende dalle accuse terribili degli avversari – se continua a fare così, rischia la lapidazione! – giustificando il suo comportamento, ma chiamando in causa Dio stesso. È come se dicesse: “Voi accusate me, ma io faccio come fa Dio!” E Dio – racconta Gesù – si comporta con i peccatori e le peccatrici come un pastore buono. Già i profeti avevano raffigurato Dio nei panni di un pastore. Ezechiele aveva tuonato contro i falsi pastori di Israele, contro i capi del popolo corrotti e venali, e aveva cantato la promessa di Dio: “Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo… Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita” (34, 15-16). Gesù – secondo san Luca – aggiunge due particolari provocanti: primo, il pastore, per quella pecora, lascia le altre 99 nel deserto (al sicuro); quindi, per questo pastore, uno è uguale a novantanove, ma anche più, dal momento che – è il secondo particolare – “ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione“. Ora il Maestro fa una variazione sul tema e paragona Dio ad una donna. A quel tempo la donna era considerata inferiore all’uomo e qualche rabbino pregava: “Ti ringrazio, Signore, perché non mi hai fatto né pagano, né ignorante, né donna” (!). Ma anche stavolta Gesù si rifà all’insegnamento dei profeti: vedi Isaia 49,15. Qui si aggiungono due particolari: la donna ricerca attentamente, cioè con cura meticolosa, quella dramma, una moneta greca che ovviamente non circolava in Palestina, ma Luca sta scrivendo per l’illustre sig. Teofilo, un cristiano di cultura ellenista; e la dramma valeva quanto un denaro romano, cioè corrispondeva alla paga giornaliera di un bracciante agricolo. Ecco il Dio rivelato e annunciato da Gesù di Nazaret: ha il volto di padre e il cuore di madre; è forza e tenerezza; braccio robusto e cuore ardente. Gesù lo chiama Abba, Babbo caro. Noi non sappiamo pregare, ma abbiamo ricevuto nei nostri cuori lo stesso Spirito di Gesù che grida la stessa dolcissima parola insegnataci da Gesù: Abba!